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Sotto di questa si distende la
bellissima scogliera alla quale si può accedere attraversando un
sentiero sconnesso.La scogliera si allunga fino alla Torre, cosiddetta
di “Joppolo” ed oltre. Questo tratto viene denominato “Praicciola”, “una
lingua di rocce” attraversata dal torrente Tuccina.
Nicotera Marina racchiude, al suo interno, strade molto larghe e alcune
piazzette: la villa comunale, con il monumento ai caduti, la bellissima
chiesa, con il monumento dell’Immacolata e tre rioni: rione
Piazza, Marinella e Corea. L’area pianeggiante, non abitata, che
circonda Nicotera Marina è costituita, essenzialmente, da verdeggianti
giardini, con colture tipiche della macchia mediterranea.
L’economia del paese si basa sull’agricoltura, sulla pesca e sulla
pastorizia. L’agricoltura, una volta, praticata da molti contadini, è
stata, oggi, abbandonata a causa della forte emigrazione. Si producono
agrumi (arance, mandarini, limoni), fichi, mele, pere, susine. Rilevante
è, anche, la presenza di vigneti e ulivi. Altre coltivazioni sono i
legumi (fave, piselli, fagioli), gli ortaggi (cavoli, pomodori,
verdure), viene anche praticata la coltivazione del grano, dell’orzo,
della segale e del mais. Riguardo alla pesca, bisogna dire che questa
dipende essenzialmente dalla stagione. Particolarmente, durante il
periodo estivo essa costituisce una grande fonte di guadagno, a
vantaggio di tutta la popolazione che può acquistare pesce fresco a buon
mercato. Negli anni passati, a Nicotera Marina, la vita paesana era
caratterizzata da molteplici operazioni agresti e domestiche che si
svolgevano all’aperto. Ad esempio l’essiccazione dei pomodori, dei fichi
e dell’uva bianca quest’ultima per farne “passuli”, cioè uva passa.
Questi prodotti venivano sistemati sui “cannistri”, cioè dei graticci di
canne, successivamente, esposti al sole estivo e dopo conservati per
l’inverno. Le “passule” erano, quindi, utilizzate come ripieno per
alcuni dolci di Natale, come “ i zippuli”, le zeppole. Nel periodo
autunnale, invece, i “palamiti” e i “mutuli”, pesci dalla media
grandezza, catturati in abbondanza dai nostri pescatori, venivano
bolliti in grandi caldaie ed una volta asciugati dall’umidità, venivano
tagliati a pezzi e conservati sott’olio in recipienti di terracotta o
vetro, si produceva, così, 'u pisci all’ogghiu”. |