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IL CASTELLO
   

La storia di questo castello è un continuo susseguirsi di distruzioni e ricostruzioni. Originariamente, venne  costruito nel 1065 da Roberto il Guiscardo che per motivi militari e strategici pensò di modificare la città. Nel 1074, subì la prima distruzione e la sua ricostruzione (a pochi metri dai resti del precedente maniero, di cui rimangono solo alcuni basamenti in pietra e una cisterna, inglobati in un palazzo limitrofo), fu voluta dal conte Ruggero, che avendo ricevuto Nicotera in eredità, la dichiarò città regia e demaniale, trasferendovi la domus regia ed i praedia regis; nel 1085 venne nuovamente distrutto e, riedificato nel 1122, ad opera del giovane conte Ruggero.

Sotto Federico II il castello venne ulteriormente ampliato e fortificato secondo i canoni artistici degli Svevi. Sotto gli Angioini la città divenne centro militare e sede della stessa corte reale effettuando così, un’ ulteriore ampliamento alla struttura.
L’attuale castello fu infine voluto dal conte Falcone Antonio Ruffo, che ne affidò il progetto ad Ermenegildo Sintes durante la seconda metà del XV secolo e concluso nel 1764.
 In seguito al sisma del 1783, la corte borbonica inviò Sintes in Calabria per la ricostruzione delle città più importanti che andarono distrutte ed effettuò altri lavori al maniero, rendendolo di dimensioni un po’ ridotte rispetto a quello normanno - svevo – angioino - aragonese; questo perché il principe Ruffo, a parte le difficoltà economiche in cui si trovava, aveva voluto che il nuovo castello non avesse soltanto carattere difensivo militare, ma svolgesse anche il ruolo di sede estiva della sua casata. Una volta completato, la nuova dimora regale, venne munita di un giardino pensile, spaziosi loggiati e splendide terrazze assumendo uno stile prettamente lineare ed imponente,voluto dallo stesso costruttore. L’area in cui insisteva l’autorevole costruzione, venne enormemente circoscritta, originando i quartieri "Baglio" e "Rosario".

Oggi, il Castello dei Ruffo – di cui gli attuali proprietari sono i signori Murmura - è mutilo di una torre laterale e di parte del prospetto, andati distrutti col sisma del 1783 e con i moti del 1799.
La pianta è quadrilatera, con tre torri angolari, quadrilatere anch’esse: le due frontali,  munite di balcone con mensole in granito grigio, sono tra loro collegate da sette arcate, a sostegno del lungo e stretto terrazzo del piano nobile. Nel cortile interno, un piccolo ingresso in granito permette l’accesso ai sotterranei, dopo aver percorso un lungo corridoio con volta a botte; dallo stesso corridoio si può accedere al piano terra, con due grandi sale: la prima con volta a vela; l’altra, con volta a crociera, illuminata dalle sette finestre che si aprono nelle arcate della facciata, producendo un gradevole e misterioso effetto chiaroscurale e conferendole un notevole fascino e bellezza. Un grande arco funge d’accesso all’atrio, con il pavimento in lastre di granito, dal quale inizia il maestoso scalone che conduce al piano nobile. All’interno, esso è stato più volte completamente modificato, per adeguarlo alle mutevoli esigenze dei nobili che vi abitavano. Il resto di questo castello è tutto ancora da scoprire, compresi i cinque passaggi segreti che portavano al mare, verso le montagne ed al Monastero delle Clarisse, le cui abbadesse sono state delle principesse Ruffo.

Restaurato da poco, il castello ospita due istituzioni culturali, d’importanza e prestigio regionale:il piano terra è dedicato al Museo Civico Archeologico, mentre al primo piano si trova il museo provinciale etnografico folkloristico " Raffaele Corso".
Un’altra porta meno preziosa, ma sempre in granito, porta ai piani superiori.

Tra le innumerevoli personalità ospitate in questo castello, da citare sono Papa Urbano II, San Bruno di Colonia, l’Imperatrice Costanza D’Altavilla,  San Ludovico D’Angiò e Gioacchino da Fiore.

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