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Sotto Federico II il
castello venne ulteriormente ampliato e fortificato secondo i canoni
artistici degli Svevi. Sotto gli Angioini la città divenne centro
militare e sede della stessa corte reale effettuando così, un’
ulteriore ampliamento alla struttura.
L’attuale castello fu infine voluto dal conte Falcone Antonio Ruffo,
che ne affidò il progetto ad Ermenegildo Sintes durante la seconda
metà del XV secolo e concluso nel 1764.
In seguito al sisma del 1783, la corte borbonica inviò Sintes in
Calabria per la ricostruzione delle città più importanti che andarono
distrutte ed effettuò altri lavori al maniero, rendendolo di
dimensioni un po’ ridotte rispetto a quello normanno - svevo –
angioino - aragonese; questo perché il principe Ruffo, a parte le
difficoltà economiche in cui si trovava, aveva voluto che il nuovo
castello non avesse soltanto carattere difensivo militare, ma
svolgesse anche il ruolo di sede estiva della sua casata. Una volta
completato, la nuova dimora regale, venne munita di un giardino
pensile, spaziosi loggiati e splendide terrazze assumendo uno stile
prettamente lineare ed imponente,voluto dallo stesso costruttore.
L’area in cui insisteva l’autorevole costruzione, venne enormemente
circoscritta, originando i quartieri "Baglio" e "Rosario".
Oggi, il Castello dei Ruffo – di cui
gli attuali proprietari sono i signori Murmura - è mutilo di una torre
laterale e di parte del prospetto, andati distrutti col sisma del 1783
e con i moti del 1799.
La pianta è quadrilatera, con tre torri angolari, quadrilatere
anch’esse: le due frontali, munite di balcone con mensole in granito
grigio, sono tra loro collegate da sette arcate, a sostegno del lungo
e stretto terrazzo del piano nobile. Nel cortile interno, un piccolo
ingresso in granito permette l’accesso ai sotterranei, dopo aver
percorso un lungo corridoio con volta a botte; dallo stesso corridoio
si può accedere al piano terra, con due grandi sale: la prima con
volta a vela; l’altra, con volta a crociera, illuminata dalle sette
finestre che si aprono nelle arcate della facciata, producendo un
gradevole e misterioso effetto chiaroscurale e conferendole un
notevole fascino e bellezza. Un grande arco funge d’accesso all’atrio,
con il pavimento in lastre di granito, dal quale inizia il maestoso
scalone che conduce al piano nobile. All’interno, esso è stato più
volte completamente modificato, per adeguarlo alle mutevoli esigenze
dei nobili che vi abitavano. Il resto di questo castello è tutto
ancora da scoprire, compresi i cinque passaggi segreti che portavano
al mare, verso le montagne ed al Monastero delle Clarisse, le cui
abbadesse sono state delle principesse Ruffo.
Restaurato da poco, il castello ospita
due istituzioni culturali, d’importanza e prestigio regionale:il piano
terra è dedicato al Museo Civico Archeologico, mentre al primo piano
si trova il museo provinciale etnografico folkloristico " Raffaele
Corso".
Un’altra porta meno preziosa, ma sempre in granito, porta ai piani
superiori.
Tra le innumerevoli personalità
ospitate in questo castello, da citare sono Papa Urbano II, San Bruno
di Colonia, l’Imperatrice Costanza D’Altavilla, San Ludovico D’Angiò
e Gioacchino da Fiore. |